“Sul COVID abbiamo fallito”. Il discorso di Carlo XVI sulla situazione in Svezia.

Di: Umberto Cascone / Leonardo Rivalenti

Il Covid ha dominato le nostre vite in questo 2020, portandoci a vivere in un mondo che, solo un anno fa, non avremmo ritenuto possibile di esistere.

Un mondo dove accadono cose fuori dal comune. Anche nei palazzi reali.
Nel corso del tradizionale intervento televisivo di fine anno, Re Carlo XVI Gustavo di Svezia non ha nascosto il proprio criticismo circa la gestione dell’emergenza sanitaria. Una presa di posizione, come riportano i media locali, che non ha precedenti nella storia della Svezia.

È in effetti inusuale che un Sovrano, che incarna la figura di guida della nazione, di arbitro super partes della politica, prenda una posizione chiara contro il suo stesso esecutivo, con cui esiste sempre un implicito patto di “cordiale collaborazione”. Ma la cosa non deve stupirci.

Essere un Sovrano super partes, dopotutto, vuol dire non entrare nell’agone politico, sostenere i governi che il popolo, con il voto, sceglie; ma non vuol dire, certo, essere sempre costantemente in accordo. Essere la guida di una nazione vuol dire anche incaricarsi di presentare, a chi governa, le questioni di vitale importanza per il Paese. Ed è questo che ha fatto Carlo Gustavo: ha richiamato il governo ai suoi doveri, senza ritirare la propria fiducia o chiedendone le dimissioni; semplicemente ha constatato (e questo è innegabile, osservando i tremendi dati del contagio in Svezia nelle ultime settimane) che la strategia sinora adottata dall’esecutivo è stata fallimentare e, così facendo, lo ha implicitamente richiamato all’ordine, spronandolo a prendere nuovi provvedimenti per tutelare la salute dei cittadini. Ma non solo.

I sovrani sono prima di tutto guide per i loro Paesi: pur incarnando una figura super partes a livello politico.

Il Re ha fatto ammenda, ponendo implicitamente anche sé stesso come bersaglio della critica, assumendosi la responsabilità di non essere riuscito, in quanto capo della nazione, a far sì che la disastrosa situazione attuale si avverasse. E facendo ammenda ha implicitamente invitato i suoi stessi sudditi a fare lo stesso, in quanto anche a causa dei loro comportamenti, forse troppo rilassati, la pandemia si è diffusa, arrivando ai numeri di questi giorni. Il primo ministro, rispondendo al suo sovrano, ha confermato le intenzioni di Carlo Gustavo, concordando pienamente con quanto affermato dal re.

Questo ci dimostra, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che i sovrani sono prima di tutto guide per i loro Paesi: pur incarnando una figura super partes a livello politico, essi devono sempre porre al primo posto i propri cittadini ed il proprio Paese, anche quando questo può portare ad attriti con i governi ed al riconoscimento di proprie colpe, anche morali. Inevitabile constatare come, anche in questo, i vertici italiani siano del tutto incapaci di rispondere all’attuale crisi con coerenza e fermezza: se da destra a sinistra, dall’opposizione alla stessa maggioranza, i recenti provvedimenti anti-Covid sono stati attaccati, stupisce che una critica all’operato dell’esecutivo giunga dalla seconda carica dello Stato, la presidente del Senato Alberti Casellati, e non dal Quirinale, come al solito del tutto assente e scollegato dalla realtà politico-sociale italiana. Ma forse non c’è motivo di stupirsi: quando il capo dello Stato è espressione di un partito, difficilmente criticherà l’operato di un esecutivo in cui il suo movimento d’appartenenza è coinvolto.

GUARDA IL DISCORSO COMPLETO
DI CARLO XVI SUL SITO SVT.SE

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